“Mi chiamano tornado”
“Mi ripetono che sono sbadato e disordinato”
“Mi implorano di stare fermo”
“La maestra mi ricorda sempre che devo alzare la mano per parlare”
“Un nuovo gioco subito mi entusiasma e subito mi spegne”

Queste sono solo alcune delle frasi che riportano i bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività o impulsività (DDAI). Molto spesso i loro comportamenti sono ricondotti a mancanza di educazione, disinteresse per l’autorità o il non voler attuare un controllo sulle proprie azioni.
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività/impulsività è molto complesso e può compromettere il rendimento scolastico, la permanenza a scuola e il vivere sociale in maniera consistente del bambino che ne è affetto sia della famiglia.

Ma che cos’è l’ADHD?
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (DDAI), più conociuto con la sigla ADHD acronimo del nome inglese -Attention Deficit Hyperactivity Disorder- è un disturbo che insorge nell’infanzia.
Nell’ultima versione dello Statistical Manual Of Mental Disorder (DSM V) è inserito nel capitolo dei Disturbi del Neurosviluppo indicando come sia forte la componente neurobiologica, la quale interagisce con fattori familiari e ambientali che influiscono sulla sua manifestazione.

Gli aspetti predominanti del quadro clinico possono essere la disattenzione o l’iperattività e impulsività.

  • La disattenzione è da intendersi come difficoltà ad essere concentrato su un compito, o a prestare attenzione ad una conversazione, il bambino o il ragazzo può sembrare assente o distratto sebbene nell’ambiente non ci siano distrazioni evidenti o ancora inizia a svolgere un compito ma non riesce a reperire i materiali adeguati o dopo poco l’inizio si distrae.
  • L’iperattività si manifesta a livello motorio con un agitazione di mani o piedi, il bambino ha difficoltà a stare fermo e composto sulla sedia o a stanziare al posto che gli viene assegnato in classe.
  1. L’attività è afinalistica: si concretizza con movimenti come il tamburellare con le dita o il dondolarsi
  2. Il movimento non è organizzato: il bambino ha difficoltà a controllare i passaggi
  3. L’azione motoria è necessaria: il bambino non può fare a meno di muoversi
  • L’impulsività riguarda la difficoltà a mediare la risposta di un comportamento: il bambino non riesce ad attendere il suo turno, interrompe durante una conversazione, parla troppo, pone continue domande non inerenti all’argomento di conversazione.

Secondo il DSM-V è possibile individuare tre diverse combinazioni:
-Il tipo combinato: compresenza dei sintomi di disattenzione e iperattività/impulsività
-Manifestazione con disattenzione predominante se sono soddisfatti i sintomi di disattenzione (sei o più sintomi di disattenzione indicati dal manuale) ma non quelli di iperattività/impulsività
-Manifestazione con iperattività/impulsività predominante se sono soddisfatti i criteri di impulsività/iperattività (sei o più sintomi di iperattività/impulsività indicati dal DSM-V) ma non quelli di disattenzione

Come capire se si tratta di ADHD?
Secondo il DSM V per poter parlare di ADHD i sintomi devono essere almeno sei tra quelli elencati nel criterio A, il DSM V elenca infatti i sintomi della disattenzione e dell’impulsività/iperattività; per poter effettuare diagnosi devono essere presenti sei o più sintomi di disattenzione e/o sei o più sintomi di iperattività/impulsività. Inoltre il criterio B dello stesso Manuale esplicita che i sintomi devono insorgere prima dei 12 anni, tuttavia non è specificata l’età di insorgenza dei sintomi in quanto spesso i sintomi mimano dei comportamenti che rientrano in quelli comunemente presenti nei bambini, inoltre spesso il disturbo si confonde come conseguenze ad altri eventi familiari come la nascita di un fratellino o la separazione dei genitori.

Il bambino giunge all’osservazione clinica quando frequenta la scuola primaria perchè la dis-regolazione attentiva e/o motoria risulta più evidente influendo sui processi di apprendimento, sul comportamento in classe e nel gioco con i compagni. Tuttavia la disattenzione e/o l’iperattività non sono tipici dell’ADHD, possono infatti presentarsi in comcomitanza di situazioni familiari svantaggiate o in corrispondenza di eventi traumatici come un lutto o la separazione dei genitori. Inoltre disattenzione, iperattività e/o impulsività possono essere sintomi riconducibili ad altri disturbi psicopatologici che possono confondere la diagnosi o essere in comorbilità con l’ADHD quindi bisogna indagare con estrema attenzione per formulare la presenza dell’ADHD e le comorbilità ossia la compresenza di più disturbi. Proprio ai fini della formulazione di una corretta diagnosi risulta fondamentale verificare la presenza di condizioni mediche la cui manifestazione clinica o la relativa assunzione di farmaci possano mimare dei comportamenti di iperattività o impulsività o procurare disattenzione. Infine è molto importante verificare la presenza di un disturbo specifico di apprendimento (DSA) e un disturbo del linguaggio in quanto rispettivamente la mancata dimestichezza con i processi notazionali e la difficoltà di esprimere il proprio pensiero possono compromettere le funzioni attentive.

Chi può fare diagnosi di ADHD?
La diagnosi di ADHD si basa sull’osservazione clinica, può essere erogata da un medico o da uno psicologo che si occupano di età evolutiva ed abbiano una conoscenza approfondita dell’ADHD e dei disturbi che possono essere confusi con con esso, per una buona diagnosi differenziale.

Per fare diagnosi è necessario raccogliere le informazioni che arrivano da più fonti: da genitori, insegnanti, educatore o pedagogista e altre figure a contatto con il bambino sul suo comportamento e il suo funzionamento nei diversi contesti. A tal proposito, è importante osservare il comportamento dei bambini e dei ragazzi in più contesti, sia a scuola, che a casa, che all’allenamento oltre che nello studio del clinico in un rapporto 1 a 1 e in una situazione nuova, infatti secondo il criterio C del DSM V il disturbo deve essere presente in almeno due contesti. Infine devono essere utilizzati dei test validati e standardizzati per valutare l’attenzione, l’impulsività, l’iperattività e altre condizioni che mimano l’ADHD.

Non solo disattenzione
I bambini con ADHD hanno difficoltà ad organizzare le loro attività e perseguire gli obiettivi nel lungo termine, hanno delle difficoltà nell’esecuzione delle azioni non nelle singole abilità: sanno cosa devono fare ma non riescono. L’inattenzione di questi bambini non è solo uditiva o visiva ma anche sociale concretizzandosi nella difficoltà ad osservare i comportamenti degli altri, e una difficoltà successiva nel riprodurli, così come la mancata lettura degli indici sociali non verbali e la mancata risposta adeguata. Inoltre hanno una dispercezione del tempo, una concreta difficoltà nell’individuare i momenti della giornata prima, la successione dei giorni poi, e lo scorrere del tempo dopo ancora.

…..e poi?
Per diversi anni è stata portata avanti la tesi per cui l’ADHD si risolvesse con l’età. Tuttavia da pochi anni è stato riscontrato che bambini con ADHD avessero sintomi in età adolescenziale prima e adulta poi. La condizione di ADHD in età infantile, se non adeguatamente trattata, può comportare delle difficoltà a livello scolastico -sia come rendimento che come benessere scolastico-, difficoltà a relazionarsi con gli amichetti, esssere escluso dai compagni di classe o dagli allenamenti che il bambino o l’adolescente possono portarsi dietro all’età adulta con una difficoltà di adattamento alla vita sociale e lavorativa.

Bibliografia
American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC.
Sitografia
https://www.aifa.it/lineeguida.htm